Berlusconi di sfondamento in Europa
Con l’Imu e l’aumento dell’Iva il governo sta affannosamente cercando 8 miliardi di euro. Ma in quale azienda non si possono tagliare i costi dell’1 per cento? E’ veramente una cosa inaccettabile che non si riescano a trovare questi fondi”. Lo ha detto ieri l’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e ha perfettamente ragione. Infatti chi volesse accettare senza colpo ferire l’innalzamento delle tasse non può affermare (onestamente) che i fondi per la copertura sono “introvabili”; piuttosto si tratta di ammettere che qualcuno nella grande coalizione non sta facendo di tutto per trovare quei fondi.
13 AGO 20

Con l’Imu e l’aumento dell’Iva il governo sta affannosamente cercando 8 miliardi di euro. Ma in quale azienda non si possono tagliare i costi dell’1 per cento? E’ veramente una cosa inaccettabile che non si riescano a trovare questi fondi”. Lo ha detto ieri l’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e ha perfettamente ragione. Infatti chi volesse accettare senza colpo ferire l’innalzamento delle tasse non può affermare (onestamente) che i fondi per la copertura sono “introvabili”; piuttosto si tratta di ammettere che qualcuno nella grande coalizione non sta facendo di tutto per trovare quei fondi. Prima del Cav. lo hanno detto anche economisti apprezzati come Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera, ripresi poi da editoriali della Stampa e del Sole 24 Ore. Questo ragionamento – cioè si possono avere meno tasse, a patto di trovare risparmi di spesa – rende un po’ eccessiva l’accusa berlusconiana, sempre di ieri, contro la “dannata politica dell’austerità”. Il rigore fiscale, in un paese che ha accumulato un debito molto più grande del suo pil (130 per cento), è cosa buona e giusta. Non per sempre, certo. Perciò il governo si dovrebbe fare forte di un’altra proposta del Cav., lanciata per la prima volta in un’intervista sul Foglio di due settimane fa: si tratta di intavolare “un braccio di ferro” con le autorità europee, e con Berlino in particolare, per rafforzare la Banca centrale europea, per velocizzare l’unione fiscale e quella bancaria. Sostegni trasversali e prestigiosi li abbiamo registrati su questo giornale; continueranno ad arrivare, soprattutto nel momento in cui l’establishment tedesco vorrebbe processare le scelte espansive di Mario Draghi e della Banca centrale europea.
Il Cav. ora rilancia: il rapporto deficit/pil del 3 per cento può essere anche temporaneamente sforato. Vero, se nel frattempo si mettono in cantiere tagli di spesa progressivi e riforme certe. E’ esattamente quello che fece la Germania all’inizio degli anni 2000, avviando il suo percorso riformatore. Oggi Berlino, anche per oggettivo tornaconto economico, tende a sbianchettare una parte della sua storia recente. Ricordarglielo, in trattative sobrie ma serrate, è nell’interesse dell’Italia e soprattutto della moneta unica.